Appello contro la fame nel mondoSe si viaggia a 6962 metri d’altezza nella provincia di Mendoza, in Argentina, ci si imbatte nell’Aconcagua, la montagna più alta di tutto il continente americano.
Questo colosso che gli Incas chiamavano “El centinel blanco”, la sentinella di pietra, è un vulcano spento da circa 30 milioni di anni che presenta oggi pendii del tutto irregolari, astri contrafforti, pareti ripidissime. Qui può capitare di essere colpiti dal “vento blanco”, che spira a 200 km orari trasportando con sé pericolosissimi cristalli di ghiaccio e mantiene, a mano a mano che si sale verso la cima, la temperatura al di stotto del 30°C. la scalata si presenta, dunque, difficile e irta di difficoltà.
Se sono riuscito nel progetto devo anzitutto ringraziare il “PARKS SYNERGY PROJECT”, che ha organizzato la spedizione in collaborazione con il Comitato Parchi Nazionali d’Italia e i miei due fedelissimi compagni Giancarlo Rustici e Riccardo Ferrari.
La nostra avventura è cominciata a Puente de Inca, ultimo centro abitato situato a quota 2720 metri, da dove siamo partiti per raggiungere il campo base di Plaza de Mulas (4320 mt) percorrendo a piedi 45 cjilometri in due giorni. Poi, caricati viveri e attrezzature sui muli, abbiamo iniziato l’ascensione della parete Nord-Est in completa autonomia, senza ossigeno e senza portatori. Dopo 5 giorni di difficile salita abbiamo finalmente conquistato la vetta. È stato un momento indimenticabile! Oltre a quello puramente sportivo, l’obiettivo del viaggio era l’esecuzione di una serie di ricerche scientifiche e naturalistiche. Durante la spedizione sono stati dunque effettuati test medico-fisiologici per verificare le reazioni del corpo umano all’alta quota, in situazioni di carenza d’ossigeno, basse temperature e limitate disponibilità alimentari. Sono stati poi effettuati prelevamenti di neve e acque sorgive e studi enomologici. I dati verranno elaborati dalle Università di Roma e Pescara e dal Comitato Parchi.
Il nostro gruppo, spinto dalla ricerca di un acclimatamento in un ambiente decisamente ostile, ha potuto inoltre sperimentare la tenuta dell’equipaggiamento e l’lta tecnologia dei materiali interamente forniti da CIESSE. Un aiuto importante, che ha contribuito ancora una volta al successo di una spedizione, tesa a coniugare lo spirito sportivo con la ricerca scientifica e il rispetto per l’ambiente.

Sergio Rozzi
Capo spedizione Aconcagua 1999

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